Un mercato turistico sconvolto dalla crisi del NordAfrica e in Medioriente, redditi in stand by, bisogno di sicurezza, fedeltà alla tradizione e “turismo liquido”. Leggendo la 20° Indagine di mercato realizzata da Trademark Italia, lanciamo una sfida e un nuovo obiettivo: ascoltare il cliente.
30 milioni di italiani che abitualmente si allontanano da casa per ferie o per un periodo di non-lavoro definito vacanza principale; profonde variazioni nelle scelte di vacanza; strade “in salita” per alcune destinazioni lontane e mature; un movimento turistico che sale e scende, con più arrivi ma soggiorni più brevi. Di fronte a un contesto internazionale di turbolenze politiche e instabilità, il campione interpellato nella tradizionale indagine di Trademark Italia ha risposto: “quest’anno vacanze in Italia!”.
Vacanze vicine, in automobile, con la famiglia, dove vanno gli amici… L’imperativo è: vacanza tranquilla, senza problemi e senza sorprese.
Sembra un ritorno deciso al passato – lo stesso bisogno di sicurezza del periodo post 11 settembre – ma rispetto al 2001 qualcosa è comunque cambiato.
- aumentano gli italiani che oltre alla vacanza faranno anche 3/5 week end al mare;
- crescono i giovani che si dichiarano decisi a investire un budget di almeno 300 euro per ogni short break (almeno 3), viaggiando con gli amici e sfruttando le offerte speciali delle compagnie aeree low cost;
- c’è un grande interesse per l’estero: il desiderio è 2,5 volte superiore al dato del 2001, ma solo in parte si realizzerà.
Eppure, l’apparente insostituibilità delle destinazioni, come l’ha definita Trademark Italia, si incrina davanti alle micro-nicchie di turisti, che si uniscono in gruppi, in piattaforme e si creano un’esperienza su misura: un turismo liquido che, come ha affermato anche Josep Ejarque, è un modo per capire la domanda del cliente.
Il vantaggio competitivo si conquista lavorando sulla reputazione della destinazione, sulla costruzione della fiducia con tutti i pubblici e sulla comunicazione.
La sfida per capire il cliente, diciamo noi, è ascoltarlo: quale migliore occasione allora per sperimentare l’efficacia delle le relazioni pubbliche nel turismo?
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