Consulenza da colonizzatori? No, grazie.

domenica, 31 maggio 2009

Che cosa succede quando un team di professionisti si candida per svolgere attività di consulenza di marketing territoriale in una qualsiasi area del Paese lontana dal luogo d’origine dello stesso gruppo?  

Nella mia esperienza ho potuto constatare che a volte, per non dire spesso, nelle persone che hanno ricevuto la mia proposta sono emersi quasi subito dei dubbi. E da questi dubbi hanno preso progressivamente forma altrettante domande. Tra queste ne individuerei almeno un paio.

La prima è questa: “Perché mai questi signori che non vivono nel nostro territorio si propongono per un progetto finalizzato allo sviluppo di un’area che gli è piuttosto “lontana”, sia fisicamente sia dal punto di vista del coinvolgimento emotivo, e che non conoscono?”

La seconda, ben collegata alla precedente, è invece questa: “Ma questi signori vogliono mettere le mani nel nostro patrimonio territoriale ed economico, magari alla ricerca di una ‘parte’ da colonizzatori di vecchia memoria?”

Queste domande mi stimolano a “vestire i panni” dei nostri potenziali clienti, per comprenderne a fondo gli stati d’animo. Già, perché occupandomi di marketing strategico credo fortemente nella centralità del cliente (del mercato) e, quindi, nella necessità di comprenderne appieno i bisogni e le aspettative.

Nel vestire i panni di queste persone, che potrebbero essere indifferentemente un funzionario pubblico oppure un amministratore di un consorzio oppure, ancora, un politico, mi chiedo: Chi di noi non si comporterebbe più o meno allo stesso modo? Chi di noi non si troverebbe pervaso dagli stessi pensieri e dubbi in una simile situazione? Se poi a questo aggiungiamo l’altrettanto normale difficoltà di discernimento tra un’offerta professionale e qualitativamente adeguata e un’altra un po’ improvvisata e vuota di contenuti ma ben presentata e argomentata…

Non è facile fornire a parole delle rassicurazioni in tal senso. Tuttavia provo a farlo condividendo alcuni valori nei quali il nostro gruppo crede fortemente e sui quali si basa il nostro modo di operare.

Prima di tutto non credo possa esistere una lontananza, se non meramente fisica, tra diverse aree territoriali del nostro Paese. Semmai ritengo che possano esserci delle differenze. Credo anche che proprio su queste differenze, seppure non in modo esclusivo, sia fondata una parte rilevante del patrimonio comune del gruppo di professionisti che operano in Starting4®, al quale anch’io appartengo. Perché le differenze, siano esse culturali oppure socio-economiche, se adeguatamente gestite, sono una ricchezza in grado di generare opportunità di confronto e, quindi, di crescita.

In secondo luogo, la responsabilità con la quale svolgiamo la nostra professione ci porta ad essere precisi nell’applicazione del metodo di lavoro da noi individuato, perché sperimentato e messo a punto nel corso della nostra esperienza. Si tratta di un metodo che, tra i diversi aspetti, prevede un’ampia e puntuale analisi del contesto nel quale ci troviamo ad operare, basata su dati e informazioni oggettive di tipo socio-economico, ma anche sull’ascolto e, quindi, sul coinvolgimento attivo del territorio. In quest’ottica, dunque, non solo non vogliamo sostituirci alle persone che appartengono alla comunità locale ma, ancor di più, le coinvolgiamo perché riteniamo che in questo atteggiamento risieda un importante fattore critico di successo. Di successo per il territorio, e, di conseguenza, anche per noi che l’abbiamo aiutato a crescere.

Sempre in tema di coinvolgimento delle persone del territorio, inoltre, credo che un ulteriore fattore critico di successo sia rappresentato dalla collaborazione sia nella fase di pianificazione strategica, come importante momento di confronto e di verifica, sia nella fase di start-up operativa del progetto, ovvero nella fase di attuazione dello stesso. Questo perché solo in questo modo sarà possibile individuare e selezionare le persone “locali” alle quali trasferire le competenze necessarie per garantire quella continuità e quella sostenibilità di lungo periodo che fa parte della nostra promessa iniziale. Una sostenibilità che non può essere limitata al periodo di intervento “esterno”.

In conclusione, mi sento di affermare che la capacità di gestire in modo virtuoso le differenze, l’approccio analitico basato sull’ascolto profondo del territorio, la ricerca di una stretta collaborazione con le persone appartenenti al sistema territoriale e il trasferimento di competenze a loro favore non possano essere, da sole, una garanzia assoluta ma, questo sì, possono essere una prima significativa risposta ai dubbi iniziali.

Non ci sentiamo dei colonizzatori. E il nostro territorio, già diffusamente segnato da frammentazioni e da opportunismi di vario genere, non ne avrebbe proprio bisogno.

Andrea Varagnolo

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