Dopo la crisi, cosa cambierà?

Dopo la crisi, cosa cambierà?

Dopo la crisi cosa cambierà?

Da ogni crisi una opportunità. Da ogni caduta una rigenerazione. Ma cambiare non è evolvere.

Crisi del turismo e delle economie collegate

Pare evidente che la situazione in atto sia molto seria. Non possiamo entrare nella valutazione scientifica dell’epidemia in corso, possiamo però esprimere alcune riflessioni. La prima è che l‘impatto sul settore turistico e su tutte le filiere collegate (cultura, eventi, enogastronomia, valorizzazione ambientale) è veramente enorme. Per una economia che pesa l’11% del PIL nazionale queste settimane di stop sono veramente un elemento di attenzione e preoccupazione. Le ripercussioni dureranno, ci si dovrà concentrare sulla sopravvivenza. Non possiamo che empatizzare con tutti gli operatori del nostro settore oggi così in difficoltà.

Una riflessione ulteriore va sul tema comunicazione. Cautela e attenzione sono da condividere, ogni atto deciso per la prevenzione collettiva e a favore della salute pubblica va accolto e fatto proprio, anche se difficile.

La diffusione di un virus ignoto va affrontata in modo chiaro ed unitario. Diminuire le occasioni di contatto per frammentare la popolazione a rischio (potenzialmente tutti) e diminuire drasticamente le possibilità di diffusione del contagio può sembrare una azione sproporzionata ma probabilmente è l’unica efficace, almeno nel breve, in attesa di altri strumenti dal mondo medico scientifico. Non è comunque il nostro campo.

L’allarmismo e il bombardamento h24 di cifre, approfondimenti (non sempre chiari) e news ci pare però siano stati eccessivi. Non discutiamo l’informazione in sé (la notizia, il contenuto informativo), ma il suo timbro (il tipo di messaggio), eccessivamente ansiogeno e allarmistico. Tutti alla ricerca del caso n+1. Immagini post apocalittiche, cronache deprimenti e parole non rassicuranti hanno contribuito ad una percezione drammatica e senza un domani.

Mentre è sufficiente riportare le decisioni delle Autorità, senza troppe connotazioni aggiuntive e senza immagini di scaffali vuoti. Che messaggio passa così?

 

Ma in Italia poi ci sarà un cambiamento?

I pattern mostrano che le crisi internazionali contemporanee che hanno colpito  le industrie turistiche sono state superate. A livello globale e considerando le diverse tipologie, la tendenza è sempre stata quella del recupero e poi della crescita. 

In altre parole allargando adeguatamente la prospettiva (nel tempo, nel senso e nello spazio) i trend si confermano di crescita

Questo vale in un mercato globale e per i vari segmenti complessivamente intesi. A livello regionale, nazionale e continentale o considerando solo alcune tipologie di prodotto la vischiosità è più alta e la ripresa più lunga e difficile. Così è stato per l’11 settembre, la SARS, Ebola e altri gravi eventi straordinari della storia recente.

Tendiamo quindi a tornare dove eravamo e poi a crescere ancora.

Ma una riflessione si può aggiungere. Ci lamentiamo tutti spesso che il sistema turistico complessivo non funzioni. E la colpa si dice spesso sia di qualcos’altro

Tornati i tempi ordinari, che ragionevolmente torneranno anche questa volta, ci porremo le domande funzionalimigliorare e rinforzare il sistema complessivo, anche per renderlo più pronto e flessibile a gestire picchi od emergenze? 

Ne approfitteremo per investire sulle persone (competenze, soft skill, idee e progetti) e sui servizi (flessibilità, agilità) e sulle destinazioni (attrattori alternativi, percorsi minori, eccellenze secondarie)?

Va detto che alcune linee di attività degli ultimi anni sono importanti e nuove (attenzione ed investimenti su borghi, cammini, infrastrutture leggere ad esempio) anche grazie alla visione del Mibact. Iniziative che magari non divengono subito prodotti ma certamente hanno una importante valenza culturale e di ampliamento della consapevolezza comune.  

 

Cambiare non è evolvere

Sarà importante capire come reagiremo alla crisi attuale. Punteremo a tornare sulle posizioni precedenti o ne approfitteremo per  immaginare e mettere in pratica modelli turistici differenti? 

Con reali prodotti alternativi ai grandi centri (grandi centri non solo in senso assoluto ma anche relativo, c’è un grande spazio di attrattività potenziale ancora inespresso). 

Troveremo strumenti organizzativi, fiscali, promozionali per rendere più elastico, attuale e connesso (non solo in senso digitale) il nostro settore?

Attraverso una centralità sulla relazione e capacità di accoglienza evolute, capaci di orientare ogni trasformazione, dalla IA al crisis management (la tutela della business continuity è di certo applicabile anche al nostro settore). 

Grazie a un focus sulla qualità, o meglio ancora sul miglioramento continuo e sull’agilità.

Per evolvere serve una innovazione intenzionale, altrimenti è “solo” un cambiamento.

 

Qui il comunicato WTO del 26 febbraio 2020 

Qui il comunicato Federturismo del 24 febbraio 2020

Photo by Suzanne Williams on Unsplash

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