I primi specialisti in

Tourism Impact marketing©

Ma chi deve investire sul territorio?

A livello locale si genera a volte una specie di loop, un circolo vizioso, simile al vecchio quesito “viene prima l’uovo o la gallina?”. Nel turismo a volte il quesito diviene “chi deve farsi carico di investire sul territorio?”
L’amministrazione pubblica? Gli operatori privati? Forme aggregative miste?  Il discorso è molto complesso, vi sono differenti ambiti di responsabilità, diverse vocazioni e specifici ruoli. 

Ma la cosa importante è trovare il modo per accendere la miccia del cambiamento e attivare un percorso migliorativo che possa aumentare il benessere locale e i ricavi del sistema locale!

Il loop del “devono investire gli altri”!

In tanti anni di esperienza abbiamo potuto lavorare in moltissime destinazioni in tutta Italia. Alcune frasi però si ripetono. 

Gli operatori spesso ci dicono “noi ci impegniamo al massimo, facciamo tutto quello che possiamo ma è il Comune deve investire! È il Comune (oppure la Regione, l’Ente Parco, il GAL, …) che deve fare gli investimenti di partenza per rilanciare il territorio”.

Gli amministratori poi ci raccontano “… ma lo sapete, noi ci impegniamo al massimo, facciamo tutto quello che possiamo e investiamo tutto quello che c’è a bilancio, ma gli operatori locali non investono! Gli imprenditori criticano sempre noi, ma in realtà sono i privati che non investono mai!” 

Si crea così una situazione di rimpallo continuo per cui stenta a decollare un percorso di valorizzazione strutturato. Ed ecco perché è difficile a volte che si formi una nuova prospettiva.

Visione e obiettivi prima di tutto!

Ma c’è un elemento di fondo da considerare. Quali sarebbero gli obiettivi reali del mancato investimento lamentato? Quale il piano di lavoro complessivo entro cui si devono prevedere e realizzare determinati investimenti? Qual è il percorso che la destinazione sta compiendo per massimizzare la propria capacità di valorizzarsi, promuoversi e vendersi?

Per questo è opportuno ricorrere alla progettazione partecipata, per condividere una visione, degli obiettivi, delle linee di azione e degli investimenti specifici a sostegno.

A volte infatti ci si lamenta dei mancati investimenti ma poi non si ha chiaro il quadro complessivo, ovvero la strategia. Non ci sono degli obiettivi definiti, non sono decise le linee di azione e nemmeno le priorità. 

A volte si vuole evitare la concertazione perché si teme che così si perderà troppo tempo e che lavorare in pochi è alla fin fine meglio: “partiamo, e gli altri che vorranno ci seguiranno”.

Modelli di lavoro per valorizzare i talenti

Avere la partecipazione di tutti è utile e prezioso. Condivisa una visione e un obiettivo (o meglio un sistema di obiettivi per una realtà complessa come un territorio) e le linee di azione, sarà più agile individuare gli investimenti necessari, le priorità, le linee di  finanziamento, le priorità considerando effetti sistemici e puntuali di ciascuna linea di lavoro.

Esistono tecniche specifiche per avere il contributo di tutte le parti attive in modo efficace ed efficiente, per avere una condivisione non solo tattica con la Comunità (ne parleremo un prossimo post), ma una adesione fattiva ad un progetto comune.

Esistono anche strumenti operativi per far operare al meglio il sistema pubblico e privato insieme (e pure ogni potenzialità del terzo settore), come ad esempio reti di imprese, consorzi misti, protocolli, piani condivisi e così via (anche sul tema delle reti racconteremo un prossimo post le nostre esperienze concrete).

Costruire un modello di Governance adeguata e dinamica non è impossibile, è un
percorso da costruire e si parte sempre – guarda caso – delle persone.

Autore: Marco L. Girolami

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