Il futuro che verrà. Chi, cosa, come della riapertura.

Il futuro che verrà. Chi, cosa, come della riapertura.

Il futuro che verrà.
Chi, cosa, come della riapertura

Sabato 25 aprile abbiamo organizzato con ItalyPost un evento on line con la partecipazione di imprenditori del turismo, esperti di scenari, giornalisti, manager di DMO.
Le domande sul tavolo erano due in particolare:
    1.    si ritorna alla normalità?

    2.    come ci si sta preparando a ciò che verrà?


Il contesto nel quale ci troviamo

Il confronto è stato aperto da una riflessione di Claudio De Monte Nuto che ha utilizzato una provocazione: “siamo stati denudati in un momento”. Ciò che si è palesato era di fatto già conosciuto, solo che la situazione precedente permetteva un equilibrio che si è sciolto come neve al sole. Oggi è necessario occupare un nuovo spazio e finalmente dare sostanza ad un termine che negli ultimi anni è stato abusato: esperienza. Secondo De Monte Nuto il viaggio ora più che mai deve trasformare la persona ed essere un ricordo indelebile nella vita del turista.
E’ importante inoltre creare maggiore valore per il cliente, per l’imprenditore e per la comunità, per questo l’offerta di vacanza non può essere low cost,  ma a margine più elevato.
Su questa linea si è innestato Enrico Caracciolo – Direttore di Itinerari e Luoghi – secondo cui siamo stati catapultati 5-7 anni avanti.  La sensazione è che gli operatori che lavoreranno sulla loro identità, sul valore e sulla capacità di raccontarsi saranno avvantaggiati.

 

Quali sono le dinamiche in essere dal punto di vista della domanda?

 

Secondo Marta Friel, docente di Management del turismo all’IULM di Milano, ad oggi le ricerche su Google e su booking.com relative all’Italia sono praticamente ferme. Non è così per ogni paese, ad esempio qualcosa si muove per la Grecia. Aldilà delle ricerche il trend sarà quello di un turismo no-crowded ma social, con la necessità di spazi aperti. Gli stranieri rimarranno a casa loro e i turisti del 2020 saranno quindi quasi totalmente italiani.
Secondo la Friel, i temi sui quali lavorare sono:

  • Ragionare per sistema (destinazioni, alleanza) \ prodotto (chiarezza, innovazione)
  • Riprogettazione servizi (nuovi bisogni e nuove regole)
  •  Supporto alle imprese (necessità di cashflow)

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Cosa stanno facendo le destinazioni per prepararsi alla riapertura?

In Friuli Venezia Giulia, secondo Lucio Gomiero, direttore generale di PromoturismoFVG, il lavoro di concerto con gli operatori ha portato ad alcune linee di indirizzo per le diverse destinazioni presenti: la montagna ed in particolare la Carnia sta lavorando su un prodotto “Reload” fondato sulla ricarica personale in montagna, grazie anche allo stabilimento termale di Arta Terme; sulle spiagge si sta ragionando di gestione dei flussi e per l’enogastronomia, elemento di punta in Friuli Venezia Giulia, si studiano menu su tablet e distanze tra i tavoli.
In Valsugana Stefano Ravelli, direttore Azienda per il Turismo Valsugana – Lagorai, Terme, Laghi, racconta della sostenibilità come elemento centrale della proposta. Vacanze in Baita, coinvolgimento dei residenti e rapporto molto stretto tra la DMO e gli operatori sono le azioni ora in essere.
Patrick Romano, direttore marketing di Welcome Bologna ha attivato un’unità di crisi immediata, ha utilizzato il tempo per formare gli operatori e sta ora progettando una Bologna turistica che sia ancor più legata al territorio circostante.

Qual è il punto di vista degli imprenditori?

Silvia Borsotti, imprenditrice di Meet Hostel sta lavorando ad una riconversione del target (aveva quasi tutti stranieri) e lavora già da ora sul 2021 sia per gli ostelli che per i camping. Secondo lei i turisti italiani utilizzeranno i camping per la possibilità di stare nella natura e per gli spazi ampi.
Cristina Rore, vicepresidente del Consorzio turistico di Saint Vincent, ha portato il punto di vista degli operatori, attori protagonisti della ripartenza, che stanno costruendo nuove proposte centrate sull’outdoor e sul tema del cammino come modalità di scoperta del territorio e anche nuove abitudini di vita.
Nelle città d’arte la situazione sarà più problematica secondo Giancarlo Carniani, imprenditore alberghiero a Firenze e italian analyst per PhoCusWright.
Molti hotel non apriranno nel 2020 e la situazione si presenta alquanto critica, mancheranno i bacini di lungo raggio, USA in particolare.
Ida Poletto, albergatrice di Abano Terme propone una “democratizzazione” delle aperture visto che il mercato italiano non è infinito e che forse le stagioni possono permettere una suddivisione dei turisti. Possibilità difficilmente realizzabile visto che il mercato è libero e chi arriva primo vince.

 

Conclusioni

 

Prendendo spunto dalle parole di Riccardo Dalla Torre, ricercatore della Think Thank di Fondazione NordEst e di Claudio De Monte Nuto si può affermare che tre sono le parole chiave del turismo di domani:
Fragilità: già presente  nelle imprese e nelle destinazioni del turismo, che si è aggravata con la pandemia
Valore: il futuro è legato alla creazione di valore per il territorio oltre che per il turista. La sostenibilità sarà un elemento fondamentale.
Opportunità: per le imprese che coglieranno la sfida importante e per gli imprenditori che decideranno di tirarsi su le maniche e usare la testa!
Il futuro del turismo sarà una grande opportunità per i piccoli territori ad alta potenzialità. Con un’attenzione: sarà necessario lavorare insieme. Insieme tra pubblico e privato, insieme tra privati e creare alleanze tra territori vicini. Obiettivo è farsi prodotto: costruire progetti di area  e offerte turistiche a valore aggiunto per i clienti, per gli operatori, per le comunità. E soprattutto superare il racconto tradizionale e sottolineare le componenti trasformative del viaggio, dando spazio alla ricchezza della percezione sensoriale del viaggiatore.

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